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Adler Hotel a Torre Salsa, apre l’eco resort a prova di ambientalisti

Ma sarà anche economicamente sostenibile?

Basta evitare le ore più canicolari e scegliere invece la prima parte del mattino o il tempo dilatato del tramonto. Specialmente in questa estate cominciata all’insegna del caldo soffocante, sono i momenti ideali per esplorare contesti naturalistici la cui bellezza sembra immobilizzata negli stessi scenari che si potevano ammirare secoli fa. Alcuni evocano eden primordiali e generano suggestioni che in Sicilia vanno combinandosi anche a quelle legate a strutture ricettive eco-sostenibili. Dagli alberghi ai relais, dalle locande di charme a più vasti resort, immersi in contesti meravigliosi e ormai diffusi in tutte e nove le province siciliane con migliorati standard di qualità.

Uno, è nuovo di zecca e ha appena aperto proprio oggi. È l’Adler Spa Resort, oasi di relax e benessere a ridosso della zona B della Riserva Naturale di Torre Salsa, lungo il segmento costiero tra Siculiana e Eraclea Minoa, il più selvaggio del litorale di Agrigento. Uno strepitoso paesaggio agricolo, questo, la cui parte più affascinante resta comunque la lunga spiaggia solitaria inclusa nel territorio siculianese: 6 chilometri e mezzo di sabbia finissima, inframmezzata da scogliere a pelo d’acqua.

Una dimensione ambientale rimasta intatta – a detta dei naturalisti – grossomodo a un secolo fa; e nella quale è possibile isolarsi perfino nelle giornate estive più movimentate. Anche a Ferragosto, infatti, se nel tratto compreso tra l’ingresso adiacente al pantano e alla piccola foce del torrente Salso e il rudere della torre aragonese d’avvistamento progettata da Camillo Camilliani, è usuale trovare una certa concentrazione di ombrelloni, mai comunque eccessiva, restano a disposizione altri chilometri di spiaggia deserta sui quali passeggiare o correre avvolti dal costante profumo della salsedine e delle piante mediterranee che crescono sulle falesie.

A separare i campi occupati soprattutto da uliveti e vigneti, seminativi nonchè colture di pomodoro ‘seccagno’, tipicità del territorio tra Montallegro e Siculiana e mandorli che punteggiano i terreni più fertili di queste colline gessose, c’è uno spettacolare sistema di dune. Sono alte fino a due metri e si interrompono solo al cospetto di bianchissime falesie di gesso, chiamate ‘trubi’, che da 6 milioni di anni creano un contrasto mozzafiato con il mare limpido, chiazzato da praterie di posidonia.

Per stabilire un rapporto diretto con questo ecosistema così particolare, i principi di architettura sostenibile sono stati basilari nella progettazione del nuovo resort a Torre Salsa, affidata all’architetto Hugo Demetz: i diversi corpi edili, tutti ad un solo piano, dell’Adler Hotel si confondono infatti nel pendio della collina, coperti a verde, con le vetrate che guardano a valle schermate da graticci ed ampie pergole in legno.

“Nel dettaglio, questi offrono complessivamente 90 camere – divise in 74 Junior Suite e 16 Family Suite (di 75 metri quadrati), costruite e arredate con materiali naturali, come legno e terracruda e tutte dotate di terrazzo privato che si affaccia sui giardini fioriti, vigneti, uliveti e orti di erbe aromatiche dell’area di pertinenza dell’Adler Hotel, digradanti verso il mare – spiegano i fratelli Andreas e Klaus Sanoner, settima generazione della famiglia proprietaria del gruppo alberghiero nato 200 anni fa a Ortisei, tra le Dolomiti altoatesine – La nostra filosofia è quella di integrare resorts e lodges nell’ambiente naturale e culturale di un territorio”. Principi ai quali si combina anche un’offerta eno-gastronomica ispirata alla regionalità, con prodotti del territorio coltivati secondo i metodi dell’agricoltura biologica e biodinamica.

“Il concetto di sostenibilità si riflette in una proposta culinaria di tipici piatti mediterranei, creati con gli ingredienti semplici della cucina quotidiana sicula: dal pescato locale agli ortaggi dei piccoli produttori di questa zona litorale, incluse le erbe aromatiche dell’orto Adler, accanto al resort – specifica Sami Aglietti, direttore della nuova struttura.

Requisiti ai quali risponde anche il Centro Wellness & Spa dell’Adler Resort di Torre Salsa, che in un’area di oltre 3mila metri quadrati offre una suggestiva piattaforma per la pratica dello yoga e una scelta di trattamenti che va dalla thalassoterapia alle applicazioni di pietre vulcaniche sulle pelle, passando per quelli basati sui principi attivi di sostanze naturali del territorio, quali il sale marino, l’estratto d’arancia, gli olii essenziali e i fiori.

In questi giorni l’amministrazione dell’Adler sta completando la sistemazione di una passerella per raggiungere la spiaggia: “struttura tutt’altro che abusiva e invece ‘sostenibile’ nella misura in cui consente di evitare il calpestìo delle specie vegetali pioniere che germogliano sulle dune – considera Daniele Gucciardo, presidente di Legambiente Agrigento.

In un territorio come quello agrigentino, alle cui ancora numerose e irrisolte situazioni di abuso ambientale la struttura del gruppo altoatesino non può essere associata, resta però aperta la questione del modello di sviluppo turistico che un territorio vuole adottare per svilupparsi. “Queste grosse strutture tendono inevitabilmente a saccheggiare il territorio anziché favorire una equa distribuzione della ricchezza al suo interno. Si pensi ai posti di lavoro: l’idea che quelli riuscirebbero a creare siano tanti, è di fatto un’illusione. Gli stessi staff di camerieri che vi operano sono per lo più personale specializzato formato al loro interno che, a seconda delle stagioni, gira il mondo tra un resort e l’altro di queste catene alberghiere. Posti di lavoro quindi anche limitati nel tempo. C’è insomma un grande spreco di risorse a fronte di uno scarso ritorno economico sul territorio”. Una situazione che – rimarcano a Legambiente – sarebbe invece favorita dalla creazione di alberghi diffusi autosufficienti, che passa dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare dei borghi storici. “L’auspicio comunque – conclude Gucciardo – è che grandi gruppi come quello che investono in strutture come quella di Torre Salsa non finiscano per abbandonarle in futuro a carico della collettività”.

Antonio Schembri

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