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Irma Vep, cosa aspettarsi dalla miniserie con Alicia Vikander

Da Boris a Chiami il mio agente, la curiosità insaziabile del pubblico di sbirciare dietro le quinte dei vip e dei set continua ad alimentare storie su storie. L’ultima, in ordine cronologico, si chiama Irma Vep – La vita imita l’arte, arriva il 5 agosto su Sky e NOW e vanta un debutto con i fiocchi al Festival di Cannes. E per due ottime ragioni: il creatore francese Olivier Assayas, che l’ha scritta e diretta, e la protagonista Premio Oscar Alicia Vikander.

La storia

Mira (Alicia Vikander) è una star osannata dal pubblico, campionessa d’incassi al box office ma dalla reputazione offuscata dopo una recente rottura pubblica con la sua assistente Laurie (Adria Arjona), che nel frattempo sposa il suo ex regista Herman (Byron Bowers). Per cambiare aria accetta un progetto alquanto rischioso, una serie in otto episodi a Parigi, rivisitazione del film muto I vampiri. Determinata a dar vita alla protagonista Irma Vep, l’attrice si trasferisce con la segretaria nella capitale francese e affronta il set in maniera diligente e disciplinata. Almeno all’inizio. Più passa il tempo tra le nevrosi di cast e troupe e più si perde nel dark side del suo alter ego. A peggiorare la situazione si mette l’eccentrico regista Renè Vidal (Vincente Macaigne), con la sua ansia sociale e le svariate paranoie. 

carole bethuel

Ego ipertrofico

Tutte le presenze sul set, dalla costumista Zoe (Jeanne Balibar) all’attore Edmond (Vincent Lacoste), si rivelano ingombranti, anzi ingombrantissime, con un ego ipertrofico, personalità autoriferite e drammi per lo più autoindotti. La follia nell’arte, insomma, viene dipinta a tinte forti, con ritmo esasperatamente lento e una sapiente alternanza di luci ed ombre.

Per la maggior parte del tempo si cerca di capire dove si voglia andare a parare, come se ciascun personaggio imboccasse la via maestra di un labirinto personale in cui ama perdersi senza mai incrociare le strade degli altri.

Il piedistallo della celebrità

Non solo la serie mostra che in fondo le celebrities sono come noi (o forse peggio) ma ironizza sull’altare dell’arte su cui fingono d’immolarsi mentre inseguono assurdi privilegi. La doppia faccia di Hollywood è oggetto di una disamina colta, che a volte passa attraverso le parole della stessa Mira/Vikander: “Se ottieni la fama devi consegnare un pezzo di te stessa in cambio”. 

Nello specifico a lei costa qualche autografo, una junior suite anziché un attico e una paparazzata al bar. La protagonista non è né pretende di essere la versione moderna di Anna Magnani o Liz Taylor, piuttosto incarna la deriva moderna del divismo. 

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